Fuor via

Subito appare epico, grandioso, a tratti trionfale.
Al contempo sembra celare un cuore nero, profondamente malinconico, come la premessa di un evento tragico.

Fuorviante. Che porta altrove, come il pensare quando si scolla dall’agire. come quelle feste in cui ti senti fuori luogo. Un passante, dalla strada, guarda distrattamente all’interno: luci a giorno che schiantano tremolanti ombre sui vetri e sul soffitto bianco. Irradiamenti di un evento mondano: come gli schiamazzi e la musica, attutiti e poco riconoscibili dall’esterno. Intanto, ecco che a te sembra di percepire la presenza elettrica e invisibile del passante, là fuori: guardi istintivamente verso la finestra, e vedi il vago orizzonte scuro oltre il riflesso delle luci della sala. Capisci in un attimo che ciò che realmente desideri è di attraversare quel vetro, senza clamori né frantumi, leggero, come la condensa. Oltrepassi la parete trasparente, nessuno si accorge di niente, mentre come il vento ti disperdi, svanisci nell’oscurità. Come Guy Montag, sfuggi a ogni segugio, nessuno ti piglia; solo e speranzoso e tremolante come una fiammella nel buio pesto, ma ancora umano: troverai un rifugio. Latitante – scappa via! – mille miglia lontano dal resto, anche più di quanto tu già non sia.

(v.o.: Fuorviante)

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